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Parco Nazionale della Skeleton Coast

Spesso viene, erroneamente, denominata ‘Skeleton Coast’ un tratto costiero che supera i confini dell’omonimo parco nazionale; il Parco Nazionale della Skeleton Coast invece si estende dal fiume Kunene a nord, questo fiume traccia anche il confine tra la Namibia e l’Angola, e il fiume Ugab a sud, dove si trova uno dei due cancelli di ingresso al parco.

Il Parco Nazionale della Skeleton Coast comprende un tratto di costa lungo 500 km e largo 40 km e protegge una superficie di circa 16.000 kmq. I Boschimani chiamano la Skeleton Coast ‘La terra che Dio ha creato con la rabbia’, mentre i Portoghesi, quando sono approdati qui secoli fa, l’hanno nominata ‘le sabbie dell’Inferno’.

Il territorio del Parco Nazionale della Skeleton Coast è prevalentemente piatto e sabbioso; la parte settentrionale è molto più sabbiosa e qui le sue dune arrivano fino all’oceano. La presenza della nebbia, oltre a creare un’atmosfera tetra, è fondamentale per la sopravvivenza di alcune specie di animali e di alcune piante.

A prima vista il territorio della Skeleton Coast sembra inospitale e disabitato, ma in realtà qui riescono a sopravvivere diversi animali, che si sono adattati a vivere in questi luoghi, tra questi ci sono i famosi elefanti del deserto, i rinoceronti neri, i leoni, i ghepardi, le giraffe, gli orici, le zebre, le antilopi saltanti (springbok), iene maculate e iene brune; solitamente i mammiferi sono concentrati nei letti dei fiumi in secca, che dall’interno del paese si dirigono verso l’Oceano Atlantico.
Nel Parco Nazionale sono presenti anche 247 specie di uccelli.

Anche alcune specie di piante riescono a sopravvivere in questo ambiente ostile, tra queste troviamo la Welwitschia mirabilis, la Acanthosicyos horridus La Skeleton Coast deve il suo nome agli scheletri di balene e altri mammiferi, incluso l’uomo, che sono stati ritrovati qui; inoltre nelle sabbie di questo deserto costiero di sono incagliate diverse navi nel corso dei secoli, questi relitti, o quel che ne resta, sembrano un po’ degli scheletri abbandonati nel deserto.

Sono centinaia le navi che sono naufragate incagliandosi in questo tratto di costa, ma alcuni relitti sono più noti di altri, come ad esempio il Dunedin Star, l’Islander, il Suiderkus, il Sir Charles Elliot e il Kaio Maru, il Seal e il Luanda, che si trovano in prossimità di Toscanini, e l’Atlantic Pride nei pressi di Torra Bay; per poterli avvistare nel migliore dei modi è necessario partecipare ad un safari in volo. La maggior parte delle navi si sono arenate qui poiché, sul fondale dell’Oceano Atlantico, anche molto lontano dalla costa, sono presenti diverse dune che, in seguito al moto ondoso e alle correnti marine, si spostano in continuazione ed è quindi impossibile mapparle.

La zona sud del parco è agevole da visitare, è consentito, previo pedaggio, entrarvi con auto private; questa area del parco si trova nel Damaraland, il territorio abitato dal popolo Damara.

Lungo la costa della Namibia il clima è desertico ma mite, non piove quasi mai, ma l’aria è umida e vi sono spesso nebbie, foschie e nubi basse, soprattutto nelle prime ore della giornata (che si forma grazie alla differenza di temperatura tra l’acqua della Corrente del Benguela, che proviene dall’Antartide, e le acque continentali, che sono più calde). Le temperature sono miti tutto l’anno, ma con la nebbia, l’umidità e il vento, si può sentire freddo, soprattutto in inverno. Il mare è molto fresco, o meglio freddo, per tutto l’anno: la temperatura raggiunge i 17 °C da gennaio a marzo. Solo in questa zona della costa le temperature dell’acqua salgo di più rispetto alla media. La costa può quindi essere visitata tutto l’anno.